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Ambiente e uso delle risorse

Ricerca – Futuro – Impatto zero Ambiente e uso delle risorse

Rispettare il pianeta, investire nel futuro, diventare cittadini consapevoli

L’aspirazione alla sostenibilità ambientale, come pilastro centrale di quella sociale ed economica, è, alla base, un desiderio di giustizia: ogni comunità deve saper vivere in modo bilanciato con l’ecosistema, senza danneggiare l’ambiente a scapito di altre comunità e delle generazioni future.

Negli ultimi due decenni i Paesi dell’Unione Europea hanno fatto passi da gigante nella difesa dell’ambiente, specialmente sul piano della riduzione delle emissioni di gas serra, e dell’innovazione nei metodi per portare avanti questo tema. L’obiettivo climatico di ridurre i gas serra del 80-95% entro il 2050 rappresenta un progresso senza pari sul piano internazionale, oltre che l’unico modo per centrare gli obiettivi scientifici del Trattato di Parigi per mantenere il surriscaldamento globale entro i 2°C nel 2100.

Il mondo è alla ricerca di una via per conciliare le dinamiche di mercato, la necessità di crescere e di ridurre la povertà, e i limiti imposti dalle risorse del nostro pianeta. Gli sforzi europei rischiano di essere vanificati dai passi indietro di altri Paesi, primo tra tutti gli Stati Uniti, e devono essere dunque accompagnati da un dialogo internazionale affinché le grandi economie si impegnino a ridurre le emissioni di gas serra, insieme all’Europa e non contro di essa. L’Occidente deve mostrare al mondo che un modo per conciliare democrazia, equità, mercato e ambiente esiste, in un momento in cui l’interesse cinese al tema sta crescendo e portando con sé l’idea che un approccio pianificato e autocratico sia più efficace.

Produrre significa creare ricchezza da materie prime. Le filiere di produzione industriale – ma anche agricola e dei servizi – sono ampie e complesse, e in genere mostrano un livello assai elevato di dipendenza dal passato: brevetti che risalgono a un secolo fa, modalità e logistiche non ottimizzate per la sostenibilità. La grande sfida di un Paese, e di un’Europa che voglia essere leader in questo secolo, non è certamente inseguire la competizione internazionale in una corsa al ribasso sugli standard ambientali – perché le risorse si consumano e la qualità della nostra vita, dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo e del cibo che mangiamo, peggiorano. La sfida è piuttosto saper generare valore mostrando la strada della sostenibilità ambientale attraverso l’innovazione; questo è ciò che può dare alle imprese occidentali un vantaggio nello scenario globale.

È fondamentale che l’Europa assuma con chiarezza la leadership in campo ambientale, dimostrandosi modello di come una grande società democratica possa, al proprio interno, raggiungere la sostenibilità ambientale attraverso approcci di mercato e la corretta distribuzione degli incentivi. La vocazione dell’Europa contemporanea, e al suo interno la vocazione dell’Italia, è quella di bilanciare innovazione e imprenditorialità con una leadership responsabile verso la giustizia sociale, di cui la difesa dell’ambiente fa parte.

L’Italia in particolare ha i numeri per diventare uno dei leader europei della crescita verde. Crediamo che la maggior parte del lavoro in questo ambito possa e debba essere svolto dall’industria medesima, che già parte da una posizione di leadership in termini di sostenibilità ambientale, ma che il ruolo della politica sia quello di dare i giusti incentivi, aggiornare le normative ed accompagnare le infrastrutture di rete necessarie affinché questo avvenga.

  1. Ricerca e innovazione tecnologica per lo sviluppo di fonti energetiche alternative

    Ricerca e innovazione tecnologica per lo sviluppo di fonti energetiche alternative

    Gli obiettivi climatici europei per il 2050 sono chiari: riduzione delle emissioni di gas serra dell’80-95% rispetto al livello del 1990.  Dobbiamo puntare su quante più soluzioni innovative ci possano aiutare a raggiungerli. Il sistema energetico di oggi si basa su quattro famiglie di fonti: il carbone; il nucleare; il petrolio e gas; l’energia rinnovabile. Mentre il carbone è destinato a scomparire, crediamo che il mix energetico del futuro sarà una proporzione delle altre fonti bilanciata per raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti e misurati nel Trattato di Parigi. Ma questo sviluppo non avverrà senza una guida politica chiara. Per questa ragione, bisogna sostenere l’innovazione sia nel campo dell’energia elettrica sia in nuovi progetti di produzione e distribuzione di gas rinnovabile, costruendo un quadro regolatorio che dia un ruolo centrale agli operatori di sistema senza rinunciare ad un mercato libero e competitivo e che consenta al mercato interno del gas e a quello elettrico di comunicare e interagire per una gestione efficiente del sistema energetico europeo nel suo complesso.

    In specifico riguardo alle fonti del mix energetico da cui l’Italia trae la forza per sostenere la propria economia, dal 1987 sul territorio italiano non si produce energia nucleare. Il carbone conterà sempre meno. Il Paese è ben approvvigionato di gas e petrolio d’importazione. Diverse scelte politiche dal secondo dopoguerra ad oggi hanno dato all’Italia un invidiabile 34% di energia elettrica rinnovabile, tra idroelettrico, eolico e solare. Gas e rinnovabili possono, insieme, soddisfare il fabbisogno del Paese nel lungo periodo e con un impatto minimo o nullo sugli importi delle bollette se emergerà un piano per lo sviluppo di fonti di energia a basso impatto ambientale, e se gli intenti dei grandi produttori di idrocarburi – inclusi quelli a controllo statale – saranno indirizzati e incentivati ad andare nella direzione di una maggiore penetrazione di fonti a basso impatto come il solare, l’eolico o i gas rinnovabili, in proporzioni commisurate agli obiettivi climatici europei.

  2. Digitalizzazione come strumento per favorire l’integrazione delle rinnovabili e facilitare un consumo consapevole

    Digitalizzazione come strumento per favorire l’integrazione delle rinnovabili e facilitare un consumo consapevole

    La digitalizzazione dell’intera catena del valore nel settore energetico, che implica tra le altre cose la diffusione di dispositivi elettronici connessi alla rete per uso domestico, è la chiave per permettere una maggiore integrazione di rinnovabili nel consumo domestico e di aumentare l’efficienza energetica. La produzione di energia elettrica rinnovabile è intermittente (dipende dalla quantità di sole, vento disponibile) mentre la domanda di energia è stagionale e costante, con picchi in alcune stagioni e fasce orarie. Adeguare il consumo in tempo reale e in risposta alle dinamiche di produzione consente di bilanciare questi squilibri. La digitalizzazione del consumo e la maggiore trasparenza che ne consegue potrebbero d’altra parte portare ad un aumento della consapevolezza, mettendo nelle mani dei consumatori, siano esse aziende o famiglie, veri e propri strumenti di risparmio.

    Applicato a intere filiere di produzione questo renderà possibile anche stabilire il contenuto energetico e l’impatto ambientale di cui il prodotto è responsabile.

    Per raggiungere questi obiettivi, è necessario da un lato investire nella nascita di nuove start-up che propongono soluzioni di produzione e consumo di energia in cui il digitale viene introdotto in processi correntemente analogici, dall’altro distribuire i giusti incentivi affinché le aziende scelgano di investire in ricerca e sviluppo piuttosto che mantenere invariati i processi di produzione.

  3. Lotta agli sprechi: efficientamento energetico nell’edilizia / tornare a vivere sugli alberi

    Lotta agli sprechi: efficientamento energetico nell’edilizia / tornare a vivere sugli alberi

    Il settore edilizio è stato a lungo dimenticato dalla politica energetica europea. Eppure il consumo energetico degli edifici corrisponde a circa la metà dei consumi energetici totali nel continente. Basti pensare all’inquinamento che deriva dai vecchi sistemi di riscaldamento nelle grandi città e che soffocano le nostre giornate d’inverno. L’efficientamento energetico edilizio ha quindi un ruolo ancora tutto da giocare per raggiungere gli obiettivi climatici di riduzione di gas serra del 2030 e del 2050. Noi proponiamo di sviluppare una strategia di efficientamento edilizio che includa la modernizzazione e l’introduzione di fonti rinnovabili per i sistemi di climatizzazione e il controllo della domanda di energia degli edifici tramite isolamento termico.In questo momento gli schemi di incentivo esistente non stanno portando a risultati sufficientemente efficaci, perché richiedono un investimento iniziale che risulta ancora un ostacolo alla realizzazione di queste misure. Ci vuole uno schema di facilitazione all’investimento, per esempio un fondo di finanziamento agevolato che permetta al privato di fare un investimento sul proprio immobile (o sul condominio) in maniera tale che dal primo giorno questo sia rateizzato ed abbia il medesimo formato della bolletta mensile.

  4. Protagonisti della transizione

    Protagonisti della transizione

    Ogni persona, ogni famiglia, ogni impresa, in Italia e in Europa, deve avere un ruolo di protagonista nella transizione energetica, altrimenti questa non sarà un successo per nessuno. Per essere davvero sostenibile, la transizione deve essere una battaglia improntata alla solidarietà in cui eventuali incentivi siano impostati per sostenere la coesione socio-economica e contribuire alla lotta alla povertà energetica. Il diritto all’energia pulita deve essere inteso come un diritto universale che metta le generazioni presenti e quelle future, i ricchi e i poveri dalla stessa parte. Questo significa  introdurre elementi di progressività nella fiscalità legata all’ambito energetico.

    Il ruolo dell’Unione Europea è fondamentale anche nel finanziamento della transizione. Dev’essere una politica di coesione europea lo strumento di stimolo alla crescita sostenibile, che riduce le disparità regionali così avvicinando l’Unione Europea ai suoi cittadini. Vogliamo che i fondi di coesione europei siano vincolati al finanziamento di programmi in linea con gli Accordi di Parigi sul clima e con gli obiettivi climatici ed energetici europei.

  5. Mettiamo il mercato dell’energia al servizio del clima

    Mettiamo il mercato dell’energia al servizio del clima

    Dobbiamo mettere il mercato dell’energia al servizio della lotta al cambiamento climatico. Per fare questo dobbiamo mettere a sistema il solare italiano con il biometano danese, il vento spagnolo con l’idrogeno tedesco, contribuendo all’abbassamento dei costi della transizione, tramite accordi strategici e una visione comune. Fino ad oggi con l’eccezione delle garanzie d’origine legate alla generazione di elettricità da fonti rinnovabili non sono stati fatti sforzi per integrare lo scambio di questi certificati tra i diversi Paesi europei nonostante gli enormi vantaggi che potrebbero derivare dalla specializzazione della produzione di energia a partire da fonti a emissione bassa o nulla. Un mercato europeo unico di tutte le garanzie di origine, scambiabili sulla base di coefficienti di equivalenza a seconda della loro origine consentirebbe di risolvere questo problema. Allo stesso modo sarebbe opportuno fare tesoro delle lezioni apprese sul funzionamento, o malfunzionamento, dell’Emission Trading Scheme per tentare di migliorarlo attraverso l’introduzione di un price range e l’eliminazione delle allocazioni di diritti di emissione gratuiti.

  6. Uomo a impatto zero

    Uomo a impatto zero

    Ogni attività umana ha un impatto sull’ambiente circostante. Tradizionalmente si è posta maggiore attenzione alle conseguenze ambientali del settore della generazione di energia elettrica, dei trasporti e dell’industria, ma sempre più cresce la consapevolezza dell’impatto anche di altre attività, a partire dalle abitudini della vita quotidiana (luci lasciate accese, rubinetti aperti a lungo…), dall’agricoltura e dai servizi e dall’industria digitale. È necessaria una strategia a tutto tondo che punti a investimenti significativi in innovazione tecnologica e un miglioramento della regolamentazione e del sistema degli incentivi presenti nel mercato.

    La sostenibilità ambientale deve diventare la principale missione da perseguire con l’innovazione. È una sfida epocale e deve essere chiaro a tutti la posta in gioco: la sopravvivenza della vita umana sulla terra. Occorre investire in soluzioni innovative per rendere più efficienti le produzioni agricole, il consumo dei sistemi informatici e tutte le attività umane.   

    La regolamentazione mirata ai gas serra deve essere allargata ad altre risorse, in particolare l'uso dell'acqua e il consumo del suolo, e vanno rivisti meccanismi di assegnazione di risorse minerarie e la bonifica e riconversione dei siti dismessi di produzione (vecchi stabilimenti industriali). Questo deve riguardare soprattutto i gestori pubblici e privati delle risorse naturali, come l’acqua. Per quanto riguarda il particolar modo l’italia, non è più accettabile che una grossa fetta delle risorse idriche estratte dalle falde venga dispersa durante il trasporto e che la depurazione delle acque reflue sia ancora a macchia di leopardo in molte parti del Paese.

  7. Città senza auto e mobilità a basso impatto

    Città senza auto e mobilità a basso impatto

    Partiamo dall'assunto che la circolazione di beni e persone sia da facilitare a tutti i costi, poiché il commercio e la mobilità delle persone aiutano a produrre lavoro e ricchezza, a formare società di culturalmente e socialmente più aperte, e ad accettare che ci troviamo in un secolo in cui l’interconnessione globale è una realtà e una conquista da proteggere.

    Spostare grandi quantità di materiali e persone, tuttavia, ha un grande impatto ambientale – quantificabile in oltre un terzo delle emissioni globali di gas serra – e questo è ancora più visibile in un Paese come l’Italia la cui bellezza e varietà paesaggistica si accompagnano a una complessità geografica con cui nessun altro Paese europeo si deve confrontare. Crediamo nell’importanza di rafforzare forme di trasporto a lunga distanza efficienti come la ferrovia e di sperimentare soluzioni innovative che nulla hanno a che fare con i vecchi paradigmi. Crediamo che la mobilità del futuro – magari con droni per il trasporto passeggeri – possa aiutare a rivalorizzare le aree interne, rendendole meno isolate e de-congestionando i grandi centri urbani. Crediamo nella promessa della mobilità elettrica ma ancora più nell’importanza della pianificazione urbana sostenibile, e in futuro in cui i centri minori e i nuclei delle grandi città possanno essere liberati dal traffico dei veicoli privati, di ogni tipo. Una maggiore fruibilità di trasporto pubblico e infrastrutture adeguate a questa visione sono l’obiettivo verso cui puntare. Nella mobilità privata, forme ibride di carburanti devono essere promosse, attraverso incentivazione e disincentivazione.

  8. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

    Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

    L’economia odierna non è più sostenibile. È diventata un’insostenibile produttrice di rifiuti che provocano un danno non soltanto all’ambiente ma alla nostra stessa salute. Basta pensare che per produrre un solo telefono cellulare si generano 70 kg di rifiuti e nel 2017 ne sono stati venduti ben 1,7 miliardi in tutto il mondo, il che equivale a una quantità di rifiuti prodotti il cui peso è equivalente a quello di 132 milioni di piccole auto utilitarie. A questo punto l’economia circolare non è soltanto un modo per risparmiare, ma diventa una necessità considerando che le materie a disposizione sono limitate.

    Purtroppo, sono ancora poche le imprese e le amministrazioni pubbliche coinvolte in processi circolari per ridurre il consumo o, meglio, lo spreco di risorse. Non possiamo più rinviare e bisogna accelerare il processo di transizione dal classico modello di economia lineare (produzione-consumo-rifiuto) al modello circolare (produzione-consumo-riciclo/riuso) valorizzando il principio dell’efficienza attraverso, per esempio, l’uso del digitale e dei dati a sostegno di misure di rieducazione dei cittadini alle proprie abitudini quotidiane. Ciò significa che il modello di economia circolare del futuro non deve essere associato solo ad una migliore gestione dei rifiuti, ma deve necessariamente passare attraverso una ridefinizione totale dei modelli di produzione e offerta dei prodotti e servizi che compriamo e consumiamo tutti i giorni. Dobbiamo ripensare e potenziare modelli che stanno funzionando come quelli che sostituiscono prodotti fisici con servizi immateriali (si pensi all’affitto o l’acquisto di film su internet al posto dell’acquisto di cassette o DVD) o riprogettare totalmente altri modelli che hanno creato più impatti negativi che positivi.

    L’economia circolare del futuro deve considerare un nuovo modo per le imprese di gestire il loro processo produttivo, per le amministrazioni pubbliche di pensare lo sviluppo del loro territorio e dei cittadini di pensare all’impatto dei loro comportamenti individuali nei consumi sull’ambiente che li circonda. È necessario attivare processi integrali dove amministrazioni pubbliche e imprese private collaborino su processi circolari virtuosi che riguardino contestualmente la vita economica e sociale delle città e delle comunità, applicando i principi dell’economia circolare a tutti gli ambiti.

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